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venerdì, febbraio 10, 2006

Felicity, da casalinga disperata a transessuale in odore di Oscar

In "Transamerica" è un travestito che scopre di essere "padre"
E l'attrice racconta: "Ora mi sento così anche nella vita reale..."
di CLAUDIA MORGOGLIONE

ROMA - Da Casalinga disperata tutta casa e mocciosi, a transessuale donna alla scoperta della paternità, il passo non è certo breve. Così come il trasformarsi, in un baleno, da solida attrice di serie televisive - per quanto cult - a diva del cinema in odore di Oscar. Un doppio salto mortale che ha come protagonista Felicity Huffman: presenza familiare, per gli spettatori italiani del piccolo schermo, che adesso sbarca nelle nostre sale - irriconoscibile - nella originalissima commedia road-movie Transamerica.

Una metamorfosi, e non solo fisica, che ha dell'incredibile. Perché sembra non esserci alcuna somiglianza tra la Felicity bionda interprete delle Desperate Housewives (lei è la più comica del gruppo, Lynette, alle prese con la sua numerosa famiglia) e la rosso-bruna Bree: un transessuale donna, ironica, colta, che all'inizio del film si barcamena tra due lavori, per mettere insieme i soldi per l'intervento chirurgico definitivo.

A mettere scompiglio nella sua esistenza, è la telefonata inaspettata che riceve da Toby (Kevin Zegers), adolescente sregolato che le rivela di essere suo figlio. Nato da una relazione etero avuta nella vita precedente: quando cioè lei era un lui. Bree, in prima battuta, non ha alcuna intenzione di conoscere il ragazzo; ma su pressione della sua psicoterapeuta, che minaccia di non concederle la sospirata autorizzazione all'operazione cambia-sesso, la nostra eroina accetta di volare a New York e di prelevare il figlio dal penitenziario, in cui ha scontato una condanna.

Senza, però, rivelare la sua vera identità: e così lui finisce per credere che lei è una missionaria cristiana che vuole redimerlo. Poi le cose precipitano: il ragazzo scappa, e si prepara ad affrontare un viaggio verso Los Angeles, alla ricerca del padre, a base di autostop, droga e pornografia. Il vero genitore, però, finisce per riacchiapparlo: e insieme affrontano una traversata - sorprendente per entrambi - attraverso l'America.

Il tutto in una pellicola - diretta da Duncan Tucker - acclamata dai critici, amata dal pubblico di tutti i festival in cui è stata presentata (da Toronto a Londra), candidata a due Oscar: per la migliore attrice protagonista, e per la miglior canzone (Travelin' thru di Dolly Parton). E che ora arriva finalmente nei cinema di casa nostra, con distribuzione Dnc: giusto in tempo perché anche gli ammiratori italiani possano tifare per la vittoria di Felicity Huffman (già trionfatrice ai Golden Globe), nella cerimonia di consegna delle statuette. Il prossimo 5 marzo.

Già: Felicity. Perché Transamerica non sarebbe diventato il fenomeno che è, senza l'energia, il talento e la "sorpresa" di un'attrice conosciuta, finora, solo come casalinga disperata della tv. Ruolo per il quale, va detto, si è già portata a casa un Emmy (gli Oscar americani del piccolo schermo), sbaragliando le sue colleghe più celebri e più glamour di lei - da Teri Hatcher a Eva Longoria.

Adesso, però, la Huffman è diventata più diva di tutte loro messe insieme: irraggiungibile per i giornalisti, pronta a sfidare stelle come Charlize Theron (protagonista di North Country) nella corsa alle statuette dorate. E forte di una galleria di elogi dei critici, per il suo ruolo trans, davvero impressionante: dall''"è una meraviglia" del Los Angeles Times, alla "eccitante, perfetta" del New York Times.

Con questi successi, non sorprende che l'attrice si dichiari particolarmente affezionata al personaggio di Bree: ruolo per cui ha sfidato la concorrenza di candidati maschi, inizialmente preferiti dalla produzione. Ma poi lei l'ha spuntata. E si è talmente immedesimata nella parte che - come lei stessa ha raccontato - tornare sul set delle Desperate Housewives "è stato un vero choc. La mia voce era più bassa di un ottava, e mi è capitato di avere qualche esitazione riguardo ai bagni pubblici (Bree è indecisa tra i maschili e i femminili, ndr). Andavo verso quella per donne e poi all'improvviso mi bloccavo, pensando: 'Posso entrare qui?'. E poi mi rispondevo: 'Ma sì... io SONO una donna!'".